Donna italiana esplora la prostituzione su Second Life.

Photo Credit: Courtesy Palela Alderson

Photo Credit: Courtesy Palela Alderson

Dite quello che volete riguardo alle potenzialità strategiche di Second Life, ma nessuno può negare che sia un affascinante esperimento sociologico. Lo testimonia l’intervista su Green Pixel a “Palela Alderson”, una donna italiana che esplora le sue fantasie sulla prostituzione attraverso il mondo di Linden Labs – e nel mentre riesce a intascare anche un po’ di contanti.

La ventisettenne, durante il giorno, è una professionista nell’ambito della comunicazione, ma durante la notte, come una sorta di supereroina freudiana, indossa il suo personaggio virtuale e vende finto sesso per circa 2000-3000 Linden Dollars a botta (l’equivalente di 9-13 USD).

La motivazione, sostiene Alderson, è il fascino che ha sempre esercitato su di leila prostituzione – quella reale.

“Qui in Italia abbiamo la prostituzione in strada, ed io ho sempre voluto essere una di loro”, racconta la donna a Green Pixel. “Quando ero un’adolescente, guardavo queste donne sexy camminare per le strade, in attesa che le auto si fermassero, facendo eccitare i giovanotti, e poi balzare a bordo e uscirne poco dopo. Non so perché lo trovo tanto eccitante”.

Le fantasie diAlderson in passato hanno portato a tentativi reali nel campo della professione più antica del mondo ma, a suo dire, quella strada era un vicolo cieco.

“Alla fine, ho rifiutato tutti gli appuntamenti che avevo organizzato”, ha affermato la donna. “Non è che non volessi farlo, anzi. È che avevo paura di essere scoperta dalla mia famiglia. Non avrebbero mai accettato, e non volevo far loro del male o farli vergognare di me“.

Ma dopo aver realizzato il potenziale della vita virtuale su Second Life, Alderson si è rivolta al programma di Linden Labs per esplorare la sua passione segreta. “Mi sono immediatamente impostata come un’accompagnatrice virtuale. C’è voluto un po’ di tempo per imparare, ma nel giro di pochi giorni ho avuto il mio primo cliente”.

È molto intrigante vedere come Alderson non senta alcuna scissione tra il suo personaggio virtuale e se stessa, a differenza di molte persone che nel mondo virtuale interpretano una personalità archetipica.

“In Second Life assomiglio a me stessa nella realtà, eccetto che non vado in giro con extension rosse nei capelli ogni giorno”, dice Alderson. “Cerco di ridurre al minimo le differenze tra la vita reale e Second Life – il mio avatar assomiglia a me, perché sono io che faccio queste cose, non un personaggio o un’attrice”.

Di Earnest Cavalli - 18 febbraio 2009

Lascia un commento