Il rock progressivo (progressive rock, talvolta abbreviato semplicemente in prog) è un genere e una corrente della musica rock, nato in Inghilterra alla fine degli anni sessanta e sviluppatosi principalmente nella prima metà degli anni settanta[2].
Il nome, considerato da alcuni inadeguato[1], descrive il fatto che questo genere rappresenta la progressione del rock dalle sue radici blues, di matrice americana, ad un livello maggiore di complessità e varietà compositiva, melodica, armonica e stilistica[3], anche mediante l’utilizzo di elementi provenienti da altre tradizioni musicali.
Il progressive ha come obiettivo dare alla musica una finalità estetica, renderla un’opera d’arte. E’ per questo che si tratta di un genere colto, che richiama continuamente la musica classica, pur essendo suonato con gli strumenti tipici del rock. Con il termine Art-rock si definisce la tendenza, sviluppata dal prog, a trasformare il rock “da musica da ballare in musica da ascoltare” [4].
Nel corso del tempo da questo genere sono stati talvolta ripresi lo stile o l’approccio, consentendo alle sue diramazioni, il neo-prog, il progressive metal ed il progressive folk, di arrivare fino ai giorni nostri.
[espandi]Indice
Definizione ed elementi caratteristici
La corrente progressive è una tendenza geograficamente e temporalmente limitata, che ha riguardato principalmente l’Europa e in particolare paesi come Gran Bretagna, Italia e Francia negli anni 1967-1975. Essa è stata l’iniziale e, sostanzialmente, unico punto di reale convergenza tra gli aspetti progressive stilistici e di approccio[3]. Nonostante questa precisa collocazione temporale e geografica, è difficile definire esattamente i confini del genere, e la stessa accezione del termine ha subito dei mutamenti nel tempo: ad esempio, negli anni settanta la critica musicale etichettava con questo nome anche gruppi e solisti, come i Led Zeppelin, che attualmente non vengono considerati parte del genere, ma al più influenzati dallo spirito generale di sperimentazione del rock progressivo. Tuttavia vi sono alcuni elementi caratteristici che permettono di delineare uno stile progressive: esso presenta infatti numerosi aspetti peculiari che ne rendono possibile l’identificazione. Tale stile è nato grazie all’attitudine progressive di molti gruppi post-pscichedelici, che si basa sull’innovazione e sulla sperimentazione di nuove frontiere. Essa discende direttamente dal rock psichedelico, al quale si fa risalire l’origine del progressive.
Lo stile progressive
Di seguito si riportano i connotati principali del genere, correlati da titoli di brani e album esemplificativi. Si è appositamente voluto ricorrere a formazioni inequivocabilmente progressive, evitando di includere artisti solo marginalmente legati al genere o cronologicamente successivi al periodo indicato.
Elementi provenienti da altre tradizioni musicali [modifica]
I Genesis in un esibizione del 1982
I Genesis in un esibizione del 1982
Gli Yes dal vivo
Gli Yes dal vivo
Robert Fripp, fondatore e chitarrista dei King Crimson
Robert Fripp, fondatore e chitarrista dei King Crimson
L’influenza di altri generi riguarda specialmente musica classica[2], il jazz ed il folk; ma anche musica sperimentale, musica indiana e musica elettronica. Esempi per quanto riguarda la contaminazione con la musica classica sono A whiter shade of pale dei Procol Harum[5], ispirata dall’Aria sulla quarta corda dalla Suite n° 3 BWV 1068 di J.S. Bach, la Toccata di Alberto Ginastera eseguita degli Emerson, Lake & Palmer[6], che peraltro nel 1971 registreranno l’album Pictures at an Exhibition, lavoro totalmente ispirato all’opera omonima di Musorgskij; The thoughts of Emerlist Davjack, eseguita nel 1967 dai Nice di Keith Emerson. Segue nel 1968 l’omonimo degli Arzachel e The aerosol grey machine dei Van der Graaf Generator[7], Horizons dei Genesis[5], ispirata chiaramente dalla Suite per violoncello BWV 1007 di J.S. Bach, o ancora la bourrée di J.S. Bach riproposta dai Jethro Tull nell’album Stand Up[5]. Sono in realtà molti i gruppi che hanno mediato dalla musica classica parte del loro approccio compositivo e stilistico: tra i primi furono i Beatles a sperimentare nuovi influssi musicali traendo linfa da soul, rock’n'roll, musica classica, musica etnica, jazz e rock psichedelico, spesso creando uno stile unico che li caratterizzava dalle geniali melodie ai complessi arrangiamenti del periodo Sgt. Pepper; i Renaissance rappresentano l’esempio emblematico di un tentativo di manipolazione di materiale preso dalla tradizione della musica classica occidentale[8]. Per la commistione col jazz è emblematico il jazz-rock dei Soft Machine (Facelift, Fletcher’s blemish)[9], Hatfield and the North (Calyx)[10] e i Nucleus[11], ma anche in questo caso andrebbero segnalate molte altre formazioni, tra cui King Crimson (21st century schizoid man) [5]e Caravan (Nine feet underground)[12].
Questa influenza classica si manifesta nelle seguenti caratteristiche:
* Forte attenzione agli arrangiamenti, con la creazione di complessi intrecci strumentali (Knots dei Gentle Giant, The Gates of Delirium degli Yes), abbondanza di assoli e parti prive di cantato, passaggi che richiedono un’elevata tecnica strumentale (come ad esempio in Tubular Bells di Mike Oldfield, in cui l’autore si produce in grandi virtuosismi, suonando separatamente una ventina di strumenti e sovrapponendo quindi le diverse tracce).
* Uso di strumenti classici (pianoforte, archi, fiati)[2], etnici (sitar), elettrici o elettronici (hammond, mellotron[13], sintetizzatore) in aggiunta e talvolta in sostituzione alla classica combinazione rock chitarra elettrica, basso elettrico e batteria.
* Predilezione per i brani lunghi, di durata superiore ai canonici tre/quattro minuti di gran parte della musica popolare. Tra questi vanno evidenziate le suite, ovvero canzoni composte da una successione di temi musicali più o meno distinti, dal sapore solitamente epico[14]. Nel progressive degli anni ’70, l’espansione dei brani era limitata dalla durata della facciata di un 33 giri (circa 23 minuti), o del disco nel suo complesso, considerando le due facciate come brano unico. Quasi tutti i principali gruppi progressive hanno composto una o più suite come, ad esempio, Close to the edge degli Yes, Supper’s Ready dei Genesis[5], A plague of lighthouse keepers dei Van der Graaf Generator, Atom heart mother ed Echoes dei Pink Floyd, Lizard dei King Crimson, Lady fantasy dei Camel[5], Thick as a brick dei Jethro Tull, Song of Scheherazade dei Renaissance, Tarkus degli Emerson, Lake & Palmer, Nine feet underground dei Caravan.
* Melodie e armonie lontane dalla consueta progressione blues, spesso classicheggianti e ambiziose, alle volte anche di estremo lirismo e senso epico. A titolo esemplificativo, si possono ricordare per la ricercatezza delle loro melodie Firth of Fifth, The Musical Box e In the Cage dei Genesis, Dog’s Life dei Gentle Giant[5], And You and I degli Yes, Moon in June di Robert Wyatt con i Soft Machine, Lemmings dei Van der Graaf Generator, The Night Watch dei King Crimson. Questi ultimi, insieme agli Henry Cow[15], furono maestri nel creare progressioni armoniche atipiche, come ad esempio in Lark’s Tongues in Aspic e Ruins, rispettivamente.
Tempi inconsueti
L’utilizzo di tempi dispari e inconsueti, frequenti cambi di tempo, intensità e velocità nel corso di uno stesso brano, caratterizzano la maggior parte dei complessi prog. Tarkus degli Emerson, Lake & Palmer esordisce in 5/4, Supper’s Ready dei Genesis contiene una parte chiamata Apocalypse in 9/8, mentre Riding the scree su The Lamb…raggiunge il massimo della complessità dinamica, The Sleepwalkers dei Van der Graaf Generator è in 17/8, Starless dei King Crimson ha un lungo bridge strumentale in 13/8. Curiosa è anche la gestione degli accenti ritmici in Drip drip dei Comus. Tra i gruppi più notevoli nel gestire i cambi vanno segnalati i Caravan (Can’t Be Long Now…), i Camel (Lady Fantasy) e gli Hatfield and the North (The Yes No Interlude).
Keith Emerson e il suo Korg PS-3300
Keith Emerson e il suo Korg PS-3300
Tastiere e sintetizzatori
E’ dovuto al progressive l’allargamento delle formazioni, che vanno oltre la triangolazione chitarra-basso-batteria. In particolare l’utilizzo massiccio di tastiere (in particolare l’organo hammond), diventa il tratto distintivo di moltissimi gruppi. Anche la diffusione di strumenti elettronoci innovativi, sconosciuti alla maggior parte dei gruppi degli anni ’60, come il sintetizzatore e il mellotron[13], è una peculiarità del genere. Si veda, per esempio, la mole di tastiere e sinth di vario genere che circonda Keith Emerson o Rick Wakeman nei concerti, due tra i maggiori virtuosisti dell’intero panorama rock, per comprendere che la continua ricerca sonora di questi artisti si sviluppa anche verso le nuove frontiere dell’elettronica.
Testi complessi
La presenza di testi di difficile comprensione e a volte impenetrabili è un’altra innovazione del genere. La prosa è molto curata, ricca di figure retoriche e riferimenti alla fantascienza (Watcher of the Skies dei Genesis, A Plague of Lighthouse Keepers dei Van der Graaf Generator), al fantasy (Winter Wine dei Caravan), alla mitologia e alla religione (The Fountain of Salmacis dei Genesis, Close to the Edge degli Yes), alle fiabe di Peter Sinfield, il poeta dei King Crimson.
Assenza della politica
I musicisti prog, in generale, non parlano del contesto sociale e politico in cui vivono: essi hanno come obiettivo la ricerca della bellezza, e pertanto escludono dalla loro musica qualsiasi legame con la quotidianità, esplorando perlopiù mondi fantastici. Il progressive non nasce, a differenza del blues o del punk, da un disagio sociale; ma si sviluppa nella borghesia, tra gente benestante che ha avuto la possibilità di studiare musica[1].
Il prisma floydiano
Il prisma floydiano
Concept album
Nel prog l’album come è un’unità tematica e stilistica fondamentale. Con il prog si diffonde il concept album: vi è un’idea di fondo che viene esplorata lungo tutto il disco, anche in stretta connessione con l’aspetto visuale[16]. Tra i più celebri, The Lamb Lies Down on Broadway dei Genesis, Tales from Topographic Oceans degli Yes, Darwin! del Banco del Mutuo Soccorso, Introspezione degli Opus Avantra, Music Inspired by The Snow Goose dei Camel, The Six Wives of Henry VIII di Rick Wakeman, Three Friends dei Gentle Giant.
L’artwork
La ricerca estetica che riguarda l’aspetto musicale si riflette sulla confezione del prodotto musicale: in molti casi l’aspetto grafico assume una rilevanza particolare[17]: sia per le illustrazioni (famose quelle di Roger Dean per gli Yes, sia per particolari packaging del disco in vinile di prima edizione (si veda il primo disco del Banco del Mutuo Soccorso a forma di salvadenaio o L’isola di niente della Premiata Forneria Marconi con la copertina di cartone traforata). Celebre è anche la copertina di Atom Heart Mother (Pink Floyd), rappresentante una mucca che pascola (ed all’interno del vinile una “ricetta psichedelica”, rimando all’ultimo brano del disco); o il prisma di Dark side of the moon.
I Pink Floyd dal vivo
I Pink Floyd dal vivo
L’attitudine progressive
L’attitudine progressive costituisce l’ultimo aspetto fondamentale per inquadrare il progressive. Il movimento progressive, infatti, nasce proponendo musica profondamente innovativa, inaudita, cercando di sondare e superare i limiti di quello che al tempo era il rock[18].
È dunque evidente che qualunque cosa si voglia chiamare a pieno titolo progressive dovrebbe condividere questo spirito di ricerca, che tuttavia non può più manifestarsi tramite le stesse scelte stilistiche di un tempo, per il semplice fatto che quel che era nuovo allora, oggi non lo è più. Ecco dunque che molti altri artisti, che solitamente non vengono considerati progressive, sono accomunati al movimento proprio da questo atteggiamento.
Una nota a parte merita il filone più intellettuale e rivoluzionario del progressive, quello avant-prog, sviluppatosi a partire dal movimento Rock In Opposition. Proseguendo lungo il solco dell’innovazione, esso ha prodotto lavori di attitudine indubbiamente progressive, incorporando tuttavia elementi anche estremamente lontani da quelli caratteristici del movimento iniziale[19].
Storia
Il rock progressivo nasce come evoluzione delle istanze di ricerca che il rock manifestava sin dalla prima metà degli anni ’60. Numerosi tratti distintivi del genere si possono ritrovare, più o meno in embrione, nell’opera di numerosi artisti, soprattutto i Beatles e Frank Zappa, ma anche i Who.
Il seme del movimento è nella tarda psichedelia: sono i Beatles a virare la boa. Essi avevano già tracciato colori e suoni psichedelici nel 1966 con Revolver, ma è nel giugno del 1967 che esce il sencondo concept album (il primo fu Freak Out! di Frank Zappa) della storia della musica rock (Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band). Con questo disco, si diede il via a quel movimento sperimentale di arte in musica “leggera”; molti gruppi spinsero la loro sperimentazione partendo da queste basi e non è un caso che numerosi nomi del progressive abbiano esordito proprio nell’ambito della psichedelia, a cominciare dai Pink Floyd, con The Piper At The Gates Of Dawn, uscito lo stesso anno.
Non esiste una vera data di nascita del rock progressivo, anche se qualcuno pone come primo esempio il disco Days of Future Passed (1967) dei Moody Blues, per il suo esteso utilizzo dell’orchestra. Altri citano l’uscita di In the Court of the Crimson King dei King Crimson nel gennaio del 1969, e in particolare la traccia d’apertura 21st Century Schizoid Man, brano divenuto vero simbolo del progressive.
In entrambi i casi si tratta di gruppi inglesi: è infatti in Europa, e in particolare in Inghilterra, che si diffonde il nuovo genere, mentre oltreoceano, a parte personalità di spicco come Frank Zappa o i Grateful Dead, almeno per quanto riguarda Anthem of the Sun, il rock rimane più legato alle radici blues. Anzi, il rock progressivo è la prima forma di musica leggera che vede la nascita di contributi di rilievo da nazioni non anglosassoni: le scene italiana, francese, ma soprattutto tedesca producono album di grande rilievo e di buon successo anche al di fuori dei propri mercati nazionali. E proprio la scena italiana a costituire un piccolo fenomeno quasi a sè stante: con una manciata di dischi fenomenali che rimangono nel cuore degli appassionati tuttora.
La popolarità del rock progressivo arrivò all’apice nel biennio 1972-1973, quando gli artisti di questo genere raccoglievano la maggior parte dei consensi tra i lettori delle riviste musicali. Band come Genesis, Emerson Lake and Palmer, Yes riempivano le arene a dispetto della complessità della loro musica a paragone degli standard commerciali.
Con l’avvento del punk rock nei tardi anni ’70, i gusti del pubblico e della critica si spostarono bruscamente verso uno stile più semplice ed aggressivo, attribuendo al rock progressivo aggettivi come “pomposo” e “pretenzioso”. La new wave che seguì recuperò alcuni aspetti del progressive meno noti al grande pubblico, ma alla lunga distanza più duraturi: i Public Image Ltd. e altri ripresero molto dal krautrock tedesco, e il diffondersi dell’elettronica fece tesoro dell’opera pionieristica di personaggi come Brian Eno, Klaus Schulze e soprattutto i Kraftwerk. Alcuni brani di questi ultimi fornirono persino le basi per i primi successi di Afrika Bambaataa. In altri gruppi come i Duran Duran, gli Ultravox e gli Spandau Ballet invece, erano chiaramente avvertibili elementi melodici e uso di tastiere elettroniche proprie di alcuni momenti del progressive di alcuni anni prima.
I primi anni ’80 videro un revival del genere, guidato da gruppi come i Marillion. I gruppi sorti in quel periodo vengono a volte etichettati come neo-progressive. Al tempo stesso, alcuni gruppi storici hanno modificato la loro musica, semplificandola e introducendo elementi più elettronici. Nel 1983, i Genesis conquistarono il successo internazionale con la canzone Mama e la sua forte enfasi sul ritmo della batteria elettronica. Nel 1984, gli Yes ottennero a sorpresa un hit con la canzone Owner of a Lonely Heart, che conteneva moderni (per l’epoca) effetti elettronici, ma era sufficientemente accessibile da poter essere suonata nelle discoteche.
Il genere ricevette un’altra piccola iniezione di popolarità negli anni ’90, con un’ondata di nuove band, molte delle quali proponevano una musica più spigolosa, conosciuta come progressive metal, fatta di brani molto lunghi o di concept di grande ricchezza e complessità. Il limite maggiore delle opere di questi gruppi (dei quali possiamo citare come rappresentativi i Dream Theater) è proprio nella mancanza di misura posta nell’accrescere la durata e la complessità delle composizioni, spesso nella mancanza di misura e di pianificazione degli assolo, nello spostamento verso il “fortissimo” delle dinamiche, mentre il rock progressivo classico dei primi anni anni ’70 aveva come elemento costitutivo la contrapposizione tra elemento “maschile”, rappresentato dalle sonorità elettriche e dai ritmi rapidi, e dell’elemento “femminile”, rappresentato dalle sonorità acustiche e ritmi rilassati o sognanti.
Il lavoro di artisti contemporanei come Radiohead, Sigur Rós e Godspeed You! Black Emperor incorpora alcuni degli elementi più sperimentali del rock progressivo, soprattutto di matrice psichedelica e floydiana, talvolta combinati con la sensibilità estetica del punk rock, per produrre una musica che molti trovano intrigante, innovativa e immaginifica. Altri interpreti rimangono più legati alla tradizione prog, e tra questi, la menzione inevitabile riguarda il gruppo olandese degli Ayreon, il cui leader Arjen Lucassen si adopera con grande successo alla realizzazione di opere rock con illustri partecipazioni esterne.
Il rock progressivo di quello che possiamo chiamare periodo classico gode di questa recente riscoperta e di una nuova attenzione, dovuta anche al ricambio generazionale e alle riedizioni in compact disc di numerosi album fondamentali del genere, un tempo introvabili, adesso molto più diffusi. Per contro, il rock progressivo più recente continua ad essere creato ed ammirato da un solido nucleo di entusiasti, ma sembra non ricevere molta attenzione dalla stampa più commerciale e non riceve praticamente nessuno spazio sulle radio, che si dedica, al più, a rispolverare i vecchi miti del genere.
Sottogeneri – correnti
Come già osservato nella definizione, nel parlare di progressive andrebbe attentamente specificata l’accezione con cui ci si riferisce al termine. La critica riconosce diverse diramazioni già all’interno del progressive degli anni ’70, ben lontano dall’essere un movimento unitario e omogeneo e caratterizzato da un complesso intreccio di scene locali e correnti interne, scambi di elementi fra gruppi, collaborazioni. A queste si aggiungono i generi, più o meno indipendenti dal progressive di quel periodo, che ne riprendono numerosi aspetti stilistici o attitudinali (a seconda di come li si voglia considerare, si possono far rientrare in questa categoria neo-prog, avant-prog, progressive metal, post-rock). Infine, alcuni movimenti in realtà ben distinti dal progressive (glam-rock, space rock, krautrock, kosmische musik) sono storicamente associati ad esso dalla critica, e verranno dunque brevemente esaminati.
Progressive italiano
L’Italia vanta nel corso degli anni settanta una diffusione del progressive seconda solo a quella inglese. Solo recentemente il filone del progressive italiano, anche noto come spaghetti prog, è stato rivalutato, addirittura con il riconoscimento della sua influenza da parte di artisti di livello internazionale più accreditati(lo stesso Peter Gabriel ha dichiarato d’aver tratto ispirazione ai tempi in cui militava nei Genesis). In Italia sono nate alcune fra le formazioni più celebri del progressive a livello mondiale, come gli Area la Premiata Forneria Marconi (PFM) (che può vantare d’aver riempito stadi negli Stati Uniti, negli anni ’70), il Banco del Mutuo Soccorso e Le Orme.
Il progressive italiano è prevalentemente di stampo sinfonico-romantico, fortemente influenzato da King Crimson, Genesis e Emerson, Lake & Palmer; è spesso caratterizzato da ricchi intrecci di tastiere e contaminazioni con la musica classica uniti a un cantato che si rifà in pari misura alla tradizione italiana e al beat. Fra i gruppi più celebri si possono citare, oltre a PFM e Banco, Le Orme, New Trolls, i Goblin, gli Area ed il famoso batterista Roberto Gatto. Diversi cantautori furono influenzati dalle sonorità progressive; per esempio Alan Sorrenti, Angelo Branduardi e Franco Battiato. Lucio Battisti si cimentò con questo genere musicale con l’album Anima latina del 1974, considerato un disco senza il quale non si può dire di conoscere il rock progressive[20].
Anche in Italia il progressive concluse il suo periodo di massima popolarità verso la fine degli anni settanta, per riemergere poi (come fenomeno più circoscritto ed elitario) nella forma del new progressive, con gruppi di eccellente levatura come Aton’s, Diane and the shell, Nuova Era, Ezra Winston, Eris pluvia, Finisterre e il progetto parallelo [Hostsonaten], Mary Newsletter, Il Castello di Atlante, Notturno Concertante e altri.
La scena di Canterbury
Uno dei filoni più prolifici del progressive inglese, collegato ai gruppi fioriti attorno alla cittadina di Canterbury. Caratterizzata dalla contaminazione col jazz e da atmosfere più lisergiche e sobrie, la scena si sviluppa a partire dalla formazione embrionale dei Wilde Flowers, da cui provengono quasi tutti i suoi principali esponenti.
Avant-prog
In questa categoria rientrano gruppi dallo stile anche molto eterogeneo, per la maggior parte dell’Europa Continentale, la cui musica è solitamente più ostica, spigolosa e indirizzata alla sperimentazione di quella del resto del progressive.
Zeuhl
In Francia si diffonde invece il cosiddetto Zeuhl, lo stile ideato dai Magma, che incorpora elementi propri del free jazz e della musica di Bartók, Stravinskij e Carl Orff in un impianto progressive rock e fusion, creando lunghe composizioni dall’atmosfera epica e misteriosa.